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Les Italiens conservent de ces derniers la grande simplicité visuelle de leurs constructions mais en rejettent la froideur et la neutralité au profit du facteur subjectif de la sensibilité. Señor yo quiero un mundo mejor quiero un mundo diferente un mundo sin depresión un mundo lleno de puentes lleno de cartas de amor pues necesito tu ayuda por eso quédate aquí.

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Possiamo dire che due vocazioni opposte si contendono il campo della letteratura attraverso i secoli: Alle origini della letteratura italiana - e europea - queste due vie sono aperte da Cavalcanti e da Dante. L'opposizione vale naturalmente nelle sue linee generali, ma richiederebbe innumerevoli specificazioni, data l'enorme ricchezza di risorse di Dante e la sua straordinaria versatilità.

Non è un caso che il sonetto di Dante ispirato alla più felice leggerezza "Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io" sia dedicato a Cavalcanti. Nella Vita nuova, Dante tratta la stessa materia del suo maestro e amico, e vi sono parole, motivi e concetti che si trovano in entrambi i poeti; quando Dante vuole esprimere leggerezza, anche nella Divina Commedia, nessuno sa farlo meglio di lui; ma la sua genialità si manifesta nel senso opposto, nell'estrarre dalla lingua tutte le possibilità sonore ed emozionali e d'evocazione di sensazioni, nel catturare nel verso il mondo in tutta la varietà dei suoi livelli e delle sue forme e dei suoi attributi, nel trasmettere il senso che il mondo è organizzato in un sistema, in un ordine, in una gerarchia dove tutto trova il suo posto.

Forzando un po' la contrapposizione potrei dire che Dante dà solidità corporea anche alla più astratta speculazione intellettuale, mentre Cavalcanti dissolve la concretezza dell'esperienza tangibile in versi dal ritmo scandito, sillabato, come se il pensiero si staccasse dall'oscurità in rapide scariche elettriche.

L'essermi soffermato su Cavalcanti m'è servito a chiarire meglio almeno a me stesso cosa intendo per "leggerezza". La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Mi sono servito di Cavalcanti per esemplificare la leggerezza in almeno tre accezioni diverse:.

Lascio a voi trovare altri esempi in questa direzione. E qui per cercare un esempio più moderno possiamo provare con Henry James, anche aprendo un suo libro a caso:. Ci sono invenzioni letterarie che s'impongono alla memoria per la loro suggestione verbale più che per le parole. Penso che con queste indicazioni posso mettermi a sfogliare i libri della mia biblioteca in cerca d'esempi di leggerezza. In Shakespeare vado subito a cercare il punto in cui Mercuzio entra in scena: Mercuzio contraddice subito Romeo che ha appena detto: Il modo di Mercuzio di muoversi nel mondo è definito dai primi verbi che usa: La sembianza umana è una maschera, a visor.

E' appena entrato in scena e già sente il bisogno di spiegare la sua filosofia, non con un discorso teorico, ma raccontando un sogno: Queen Mab, the fairies' midwife, appare su una carrozza fatta con "an empty hazel-nut" La Regina Mab, levatrice delle fate? Her waggon-spokes made of long spinners' legs; The cover, of the wings of grasshoppers; The traces, of the smallest spider's web; The collars, of the moonshine's watery beams; Her whip, of cricket's bone; the lash, of film;. Lunghe zampe di ragno sono i raggi delle sue ruote; d'elitre di cavalletta è il mantice; di ragnatela della più sottile i finimenti; roridi raggi di luna i pettorali; manico della frusta un osso di grillo; sferza, un filo senza fine e non dimentichiamo che questa carrozza è "drawn with a team of little atomies" scarrozzata da un equipaggio d'atomi impalpabili: Anche il passo danzante di Mercuzio vorremmo che ci accompagnasse fin oltre la soglia del nuovo millennio.

L'epoca che fa da sfondo a Romeo and Juliet ha molti aspetti non troppo dissimili da quelli dei nostri tempi: Il Rinascimento shakespeariano conosce gli influssi eterei che connettono macrocosmo e microcosmo, dal firmamento neoplatonico agli spiriti dei metalli che si trasformano nel crogiolo degli alchimisti. Le mitologie classiche possono fornire il loro repertorio di ninfe e di driadi, ma le mitologie celtiche sono certo più ricche nella imagerie delle più sottili forze naturali coi loro elfi e le loro fate.

Questo sfondo culturale penso naturalmente agli affascinanti studi di Francis Yates sulla filosofia occulta del Rinascimento e sui suoi echi nella letteratura spiega perché in Shakespeare si possa trovare l'esemplificazione più ricca del mio tema. E non sto pensando solo a Puck e a tutta la fantasmagoria del Dream, o a Ariel e a tutti coloro che "are such stuff As dreams are made on," noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni, ma soprattutto a quella speciale modulazione lirica ed esistenziale che permette di contemplare il proprio dramma come dal di fuori e dissolverlo in malinconia e ironia.

La gravità senza peso di cui ho parlato a proposito di Cavalcanti riaffiora nell'epoca di Cervantes e di Shakespeare: Melanconia e humour mescolati e inseparabili caratterizzano l'accento del Principe di Danimarca che abbiamo imparato a riconoscere in tutti o quasi i drammi shakespeariani sulle labbra dei tanti avatars del personaggio Amleto.

Confesso che la tentazione di costruirmi uno Shakespeare seguace dell'atomismo lucreziano è per me molto forte, ma so che sarebbe arbitrario. Il primo scrittore del mondo moderno che fa esplicita professione d'una concezione atomistica dell'universo nella sua trasfigurazione fantastica, lo troviamo solo alcuni anni dopo, in Francia: Straordinario scrittore, Cyrano, che meriterebbe d'essere più ricordato, e non solo come primo vero precursore della fantascienza, ma per le sue qualità intellettuali e poetiche.

Seguace del sensismo di Gassendi e dell'astronomia di Copernico, ma soprattutto nutrito della "filosofia naturale" del Rinascimento italiano - Cardano, Bruno, Campanella - Cyrano è il primo poeta dell'atomismo nelle letterature moderne. In pagine la cui ironia non fa velo a una vera commozione cosmica, Cyrano celebra l'unità di tutte le cose, inanimate o animate, la combinatoria di figure elementari che determina la varietà delle forme viventi, e soprattutto egli rende il senso della precarietà dei processi che le hanno create: Tutto questo nel contesto d'un viaggio sulla luna, dove Cyrano de Bergerac supera per immaginazione i suoi più illustri predecessori, Luciano di Samosata e Ludovico Ariosto.

Nella mia trattazione sulla leggerezza, Cyrano figura soprattutto per il modo in cui, prima di Newton, egli ha sentito il problema della gravitazione universale; o meglio, è il problema di sottrarsi alla forza di gravità che stimola talmente la sua fantasia da fargli inventare tutta una serie di sistemi per salire sulla luna, uno più ingegnoso dell'altro: Quanto al sistema della calamita, sarà sviluppato e perfezionato da Jonathan Swift per sostenere in aria l'isola volante di Laputa.

E' un momento, quello dell'apparizione di Laputa in volo, in cui le due ossessioni di Swift sembra si annullino in un magico equilibrio: Swift è contemporaneo e avversario di Newton. Voltaire è un ammiratore di Newton, e immagina un gigante, Micromégas, che all'opposto di quelli di Swift, è definito non dalla sua corporeità ma da dimensioni espresse in cifre, da proprietà spaziali e temporali enunciate nei termini rigorosi e impassibili dei trattati scientifici.

In virtù di questa logica e di questo stile, Micromégas riesce a viaggiare nello spazio da Sirio a Saturno alla Terra. L'immaginazione del secolo Xviii è ricca di figure sospese per aria.

Non per nulla agli inizi del secolo la traduzione francese delle Mille e una Notte di Antoine Galland aveva aperto alla fantasia occidentale gli orizzonti del meraviglioso orientale: Di questa spinta dell'immaginazione a superare ogni limite, il secolo Xviii conoscerà il culmine col volo del Barone di Münchausen su una palla di cannone, immagine che nella nostra memoria si è identificata definitivamente con l'illustrazione che è il capolavoro di Gustave Doré. Le avventure di Münchausen, che come le Mille e una Notte non si sa se abbiano avuto un autore, molti autori o nessuno, sono una continua sfida alla legge della gravitazione: Queste immagini della letteratura popolare, insieme a quelle che abbiamo visto della letteratura colta, accompagnano la fortuna letteraria delle teorie di Newton.

Giacomo Leopardi a quindici anni scrive una storia dell'astronomia di straordinaria erudizione, in cui tra l'altro compendia le teorie newtoniane. La contemplazione del cielo notturno che ispirerà a Leopardi i suoi versi più belli non era solo un motivo lirico; quando parlava della luna Leopardi sapeva esattamente di cosa parlava. Leopardi, nel suo ininterrotto ragionamento sull'insostenibile peso del vivere, dà alla felicità irraggiungibile immagini di leggerezza: La luna, appena s'affaccia nei versi dei poeti, ha avuto sempre il potere di comunicare una sensazione di levità, di sospensione, di silenzioso e calmo incantesimo.

In un primo momento volevo dedicare questa conferenza tutta alla luna: Poi ho deciso che la luna andava lasciata tutta a Leopardi. Perché il miracolo di Leopardi è stato di togliere al linguaggio ogni peso fino a farlo assomigliare alla luce lunare. Le numerose apparizioni della luna nelle sue poesie occupano pochi versi ma bastano a illuminare tutto il componimento di quella luce o a proiettarvi l'ombra della sua assenza.

Molti fili si sono intrecciati nel mio discorso? Quale filo devo tirare per trovarmi tra le mani la conclusione? C'è il filo che collega la Luna, Leopardi, Newton, la gravitazione e la levitazione C'è il filo di Lucrezio, l'atomismo, la filosofia dell'amore di Cavalcanti, la magia rinascimentale, Cyrano Poi c'è il filo della scrittura come metafora della sostanza pulviscolare del mondo: Anche Galileo vedrà nell'alfabeto il modello d'ogni combinatoria d'unità minime Devo imboccare questa strada?

Ma la conclusione che mi attende non suonerà troppo scontata? Mario Merz Milan, - Turin, Mario Merz, Igloo de Giap , Armature de fer, sacs de plastique remplis de terre, tubes de néon, batteries, accumulateurs x cm diamètre. Il est à la fois "le monde" et "la petite maison". Mais la spirale se construit aussi grâce à la suite logarithmique de Fibonacci , où chaque nombre est la somme des deux précédents et où le rapport de deux termes consécutifs tend vers le nombre d'or.

A la fin de la guerre, Mario Merz commence des études de médecine à Turin avant de devenir peintre dans les années Notamment dans son Hommage à Arcimboldo , , Mnam, il présente un crocodile naturalisé confronté à la suite mathématique de Fibonacci. Visiter un site sur Galilée. Pino Pascali Bari, - Rome, Le penne di Esopo fut exposé pour la première à la Biennale de Venise de En ce sens, Le penne di Esopo n'est pas sans rappeler les premières productions de Pascali, les Armi Armes.

Giuseppe Penone, Soffio 6 , Souffle Terre cuite x 75 x 79 cm. Le Souffle indique ainsi l'idée d'énergie impalpable, de signe de vie, de survivance matérialisée par cette terre cuite, sorte de matrice de l'origine de la création. Giuseppe Penone vit et travaille entre la France et l'Italie. Michelangelo Pistoletto Biella, Italie, Après les Tableaux-miroirs exposés à partir de , Pistoletto développe, dès le milieu des années 60, la série des Oggetti in meno Objets en moins. Gilberto Zorio Andorno Micca, Italie, Il symbolise l'acte mental de purification des paroles que l'on sépare de leurs scories, grâce à un processus de transformation matérialisé par le circuit du tuyau.

Ces pièces proposent à celui qui se prête à l'expérience de voir ses paroles devenir esprit. En , Zorio participe à la célèbre exposition Quand les attitudes deviennent forme , organisée par Harald Szeemann à Berne. La réalité est invisible et intangible. Leerlo o, mejor dicho, releerlo, le lleva a desarrollar y escribir en su cuarto de hotel una teoría general de la novela, incidiendo especialmente en la modernidad absoluta de Gracq, el autor de El mar de las Sirtes.

Mientras escribe su teoría, la organización que le ha invitado a Lyon sigue sin ponerse en contacto con él. Un cuento inédito —que al mismo tiempo es una ficción crítica - corona y da título al libro.

Es el relato de larga extensión Chet Baker piensa en su arte. La vocación eminentemente variable de mi narrativa ha fundado un nuevo género donde el relato se pierde en el ensayo y explora la novela a lo largo de un trayecto crítico que se describe paulatinamente en las piezas que yo mismo he seleccionado y entre las que destaca El arte de desaparecer , o bien Recuerdos inventados.

Un libro que señala mi identificación permanente, a través del tiempo, con las fórmulas breves, y no tan breves, del cuento. Es parte importante del libro el extenso prólogo, donde me acerco al malentendido o, si se quiere, a las extrañas circunstancias que rodearon mis años de principiante en el mundo de la literatura.

Llegué a ella por un equívoco. Deseaba dirigir cine, pero un periodo de un año en el que se me impidió moverme de una plaza militar, Melilla, me llevó a escribir una novela para no perder allí demasiado el tiempo. Como hasta aquel momento sólo había sido lector de poesía, puede decirse que fue un tanto osado adentrarme en el terreno de la narración pura. La frase ilustra bien mi recorrido literario, mi autobiografía de tantos años de equívoco.

También creo que dijo que donde hay un malentendido la ruina es inevitable. Un país de tertulias. Un país fuera del tiempo. Con verdaderas masas de fumadores llenando las terrazas de invierno, esperando a los chinos. No supimos ser prósperos y ahora cualquiera endereza el entuerto. Ha terminado ocurriéndonos lo que Michon dice que le pasó a Rimbaud: Habla de la estrecha relación de Molloy y mía con la ciudad de París: Mi sección se titula Aire de París y contiene algunos artículos queridos: Dingo Bar y Agua de Louvre, entre otros.

NIÑA Nunca imaginé que escribiría un cuento para niños. Entre otras cosas porque en la vida real no sé hablarles a los niños ni logro nunca que ellos me hablen a mí. Sin embargo, Pérez Reverte tiene un poder de persuasión muy notable. Me llamó, me hizo el encargo y en menos de cinco minutos ya estaba comprometido a escribir el relato.

Al ponerme a trabajar en ese cuento, descubrí que tenía que redactar con una sencillez que percibí muy difícil para mí, pues tiendo a escribir una primera frase y luego en la segunda me lanzo a complicarlo todo, hasta desmentir incluso lo que decía esa primera frase. Y luego estaba lo de la trama. Y así no es raro oírle historias de su vida que se remontan a la Barcelona de los años veinte.

La anécdota me pareció ideal para mi relato y me solucionó el problema de qué historia contar; una historia que no sólo era verídica sino bien original. Fuera de aquí es la traducción del francés de Vila-Matas, pile et face, rencontré avec André Gabastou libro publicado por Catherine Flohic en la colección Les Singuliers, de Argol Éditions. Son divertidas conversaciones con el traductor en Francia de casi todos mis libros, mi admirado Gabastou. A lo largo del año , en diversos encuentros en París y Barcelona, él me estuvo preguntando acerca de mi obra y así fue surgiendo un texto distendido, cargado de historias y reflexiones de todo tipo.

Para la edición española octubre se han ampliado algunas respuestas y se ha puesto al día la conversación, que viene acompañada de diversos textos no publicados anteriormente en libro como mi conferencia La levedad, ida y vuelta , o el artículo Grandes tarados sin sentimientos.

Como el secreto traductor del francés al español de Fuera de aquí soy yo mismo, me considero legitimado para asegurarle al lector que la cita inicial de James Joyce es totalmente fiable: Y bien, la respuesta es:

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